Valorizzazioni dei beni culturali citta di Solofra- ITT "Guido Dorso" Avellino

Il transetto

IL CASSETTONATO DI FRANCESCO GUARINI

Il transetto della collegiata costituisce l’area dell’edificio maggiormente ricco di opere d’arte, fra cui il soffitto cassettonato con le tele di Francesco Guarini rappresenta uno dei cicli più significativi della pittura napoletana del Seicento. Il complesso pittorico è costituito da ventuno dipinti, quattro dei quali certamente non sono opera del famoso artista solofrano. Essi hanno per tema la figura dell’angelo nel Nuovo Testamento con una sezione a soggetto mariano. La cronologia ha inizio il sei marzo 1636, data del contratto, e si chiude nel 1642, data apposta sull’inginocchiatoio dell’Annunciazione, con una parentesi nel 1637. La distribuzione dei dipinti non segue alcun ordine teologico o cronologico. Seguendo la disposizione con lo sguardo dall’altare verso l’ingresso e iniziando dal lato del cappellone si trovano i seguenti dipinti:

PRIMO REGISTRO

Le pie donne al sepolcro

La tela è stata una delle prime ad essere realizzata. L’artista cerca di essere fedele al testo del Vangelo di San Marco (capitolo 16, versi 1-8). Le pie donne, tutte provviste di unguentario per profumare il corpo del Crocifisso, si trovano davanti un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca. Ed, in effetti, l’angelo è proprio seduto sul sepolcro e con la mano aperta verso l’alto segnala che il corpo non è più lì. Ma per completare la definizione dell’ambiente sonnacchioso dell’alba, in primo piano viene raffigurato un giovane addormentato di scorcio, probabilmente un uomo messo di guardia.

Gesù fra i dottori

Il soggetto del Gesù fra i dottori del Tempio viene rappresentato per ben due volte nello stesso ciclo in due modi diversi. In quello presente è ben palese la mano del giovane artista solofrano. Da un punto di vista più strettamente teologico il soggetto intreccia una dimensione mariana con quella cristologica. È Maria, sua madre, a ritrovarlo nel Tempio e nel quadro compare solo la sua testa avvolta in uno scialle. Il Ragazzo in cattedra discute di teologia con i saggi del tempio dando la giusta, dimensione della lettura biblica. In tal modo emerge la superiorità della teologia della Chiesa cattolica discendente direttamente da Cristo e dai Vangeli. Gesù è rappresentato su un trono, mentre articola le dita e le mani per dare ordine ad un ragionamento, rievocazione da un quadro del cosiddetto Maestro del Gesù fra I Dottori. Del dipinto della collegiata esiste una seconda redazione a Gravina nel Museo Pomarici Santomasi.

Gesù confortato dagli angeli

Il dipinto dovrebbe raffigurare la parte finale delle tentazioni di Gesù da parte di Satana : Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano (capitolo 4, versi 1-11). Gesù, infatti, è circondato da quattro angeli da un lato e da tre cherubini dall’altro. I due angeli in secondo piano sembrano dialogare tra di loro; quello più centrale ha la testa rivolta verso il suo vicino e l’indice rivolto verso Gesù, sembra quasi che stesse rispondendo ad una domanda dell’altro angelo il quale ha nelle mani un bicchiere trasparente, che appena si nota. L’artista, quindi, ha fornito una interpretazione del tradizionale brano evangelico delle “tentazioni nel deserto” evitando la tavola imbandita. Un insieme di particolari segnalano come il dipinto possa naturalmente essere collocato entro il 1642.  

SECONDO REGISTRO

Gesù nell’orto di Getsemani

Il soggetto raffigurato è la preghiera di Gesù nell’orto di Getsemani dopo l’Ultima cena e prima di essere catturato. L’episodio non è certo nuovo nelle rappresentazioni artisti­che. Nuova dovrebbe essere la sua interpre­tazione da parte del pittore solofrano. Egli definisce una condizione ambientale di piena oscurità notturna appena rischiarata dalle torce in lontananza degli sgherri che stanno arrivando per catturarlo e dalla luna piena coperta dalle nuvole. L’attenzione si con­centra sul dialogo, fitto e serrato, fra Gesù e l’angelo che gli porge il càlice con la croce. Padre mio! Allontana da me questo càlice, sono le parole che utilizza Gesù che avverte la sua fine ormai vicina. È l’uomo che si rivolge a Dio, che tutto può, ma immediatamente si corregge e afferma Però non ciò che voglio io si compia, ma ciò che vuoi tu. L’angelo ha una caratterizzazione del viso che ha ben poco della cultura del giovane artista, mol­to approssimativo, tale da lasciare intende­re un intervento di qualche collaboratore di bottega del padre Giovan Tommaso. Proba­bilmente è uno dei primi dipinti del ciclo ad essere stato realizzato

L’annuncio ai pastori

L’Annuncio ai pastori è riconosciuto dalla critica come uno dei capolavori della pittura del Seicento napoletano. Guarini ne fornisce una propria visione rappresentando la centralità dell’angelo, come gli era stato prescritto dal contratto. Lo raffigura come un giovanotto ancora ragazzo dalle belle sembianze, che seduto su di una nuvola a mezz’aria irrompe in una stalla reggendo in mano un cartiglio sul quale è scritto: EVANGELIZO VOBIS GAUDIUM, proprio della Vulgata di san Girolamo ed ampiamente in circolazione nei testi a stampa tridentini. Il dipinto è stato spesso associato dalla critica al cosiddetto Maestro dell’annuncio ai pastori. Il solofrano mette il gregge in una posizione defilata anche se centrale, ma non al punto da creare una convivenza, anzi sembra che entri nella stanza insieme all’angelo approfittando dell’apertura della porta. Gli uomini, ben diversi dai pastori, assumono un tono del tutto domestico in una condizione familiare rilassata postprandiale. La sua collocazione cronologica dovrebbe assestarsi fra il 1640 ed il 1642 anche se non sono mancati pareri per una datazione precedente. La presenza di nature morte in primo piano di una bottiglia ed un brocca in terracotta, di una scarpa ed altre utensilerie hanno fatto ipotizzare la conoscenza della celebre opera di Velazquez i Borrachos.

Annuncio della morte della Vergine

Nel dipinto è raffigurato un angelo che porge alla Vergine Maria una palma, e fra i due è in bella mostra un quadro di Cristo. Il soggetto va interpretato come Annuncio della morte della Vergine, un tema molto particolare, la cui importanza trova eco nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, dove l’intero capitolo 119 è dedicato a questo episodio e vi si trova scritto che quando l’angelo andò da Maria le consegnò un ramo di palma del Paradiso da portare davanti al feretro il giorno della sua assunzione con tutto il corpo. Guarini costruisce una nuova iconografia ambientandola all’interno di una stanza ispiràndosi alla celebre Annunciazione di Federico Barocci del 1582/84 oggi nella Pinacoteca Vaticana. In termini cronologici il dipinto va collocato poco prima dell’Annunciazione del 1642.

TERZO REGISTRO

Circoncisione del Bambino Gesù

L’episodio non prevede la presenza dell’angelo, ma è sottointesa in quanto si tratta della diretta conseguenza dell’evento dell’Annunciazione. Il pittore rifugge da qualsiasi ambientazione spaziale, anzi la cancella del tutto mettendo in primo piano la centralità del momento della circoncisione mentre subito dietro un uomo mantiene ben in evidenza un librone delle Scritture aperto per ribadire che la prescrizione sta nella Legge della Bibbia. L’annullamento dello spazio obbliga il pittore alla scelta di concentrarsi sui personaggi e sui loro volti, che come comparse occupano la seconda linea ma senza alcuna concessione spaziale. È una dimensione propria degli artisti nordici attivi a Napoli nel secondo decennio del secolo. I tre personaggi in primo piano, certamente sacerdoti, segnalano la forza ritrattistica del pittore che si addentra anche in rappresentazioni di costume alquanto inusuali come il copricapo di quello sulla destra decorato con una mezzaluna capovolta, mentre l’altro indossa un vistoso mantello broccato. Lo sfondo del dipinto è costituito da personaggi, anch’essi raffigurati in primo piano a togliere ogni possibile apertura spaziale all’ambiente. Fra questi emerge sicuramente la figura della Vergine in preghiera. Il dipinto è collocato dalla critica fra le prime opere realizzate fra il 1636 e il 1637.

Il sogno di Giuseppe

Il dipinto va considerato fra le opere realizzate entro il 1637. In una successione teologica è il primo dei due sogni di Giuseppe. In un insieme complessivo di tipo iconografico, il giovane pittore definisce un doppio registro in profondità con la figura di Giuseppe e dell’angelo in primo piano, mentre nel fondo viene relegata la Vergine in preghiera a sottolineare la identificazione del soggetto. La forma dell’angelo è una derivazione dal dipinto di Ribera San Girolamo e l’angelo del Giudizio Universale.

Assunzione della Vergine

Il tema è anch’esso molto antico e investe la dottrina assunzionista collegata alla Koimesis bizantina. È solo con l’età moderna che la Vergine viene raffigurata sorretta dagli angeli mentre viene innalzata in cielo con le braccia aperte.. È una impostazione che trova interpreti di primo livello soprattutto nella Scuola Emiliana con Guido Reni e Domenichino. Quest’ultimo la raffigura in   un celebre dipinto per il soffitto della Basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma, dove è riportata la data 1617. L’Assunta della collegiata costituisce la riprova di un sempre più convinto inserimento di Francesco Guarini in questo segmento culturale. Il dipinto si coniuga con le sperimentazioni di soluzioni aeree en plein air che approderanno alla stesura della Sine Macula la cui datazione si colloca proprio nella prima metà degli anni Quaranta del Seicento.

QUARTO REGISTRO

L’incontro di Anna e Gioacchino davanti alla Porta Aurea (Annuncio della nascita della Vergine)

Il dipinto raffigura un soggetto che viene realizzato due volte nel cassettonato del transetto. Il primo porta i tratti stilistici di Giovan Tommaso e, pertanto, è da considerarsi opera realizzata fra il 1636 ed il 1637. Il secondo, invece, porta i segni puntuali di Francesco. Ancora una volta è un tema mariano che viene raffigurato. I due genitori della Vergine sono anziani, avanti negli anni, e si abbracciano impauriti dalla presenza del giovanotto nelle sembianze dell’angelo. La scena è all’aperto. Il testo usato dal pittore è stato quello della Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. La tela va collocata agli inizi degli anni Quaranta.

L’Annunciazione (d. 1642)

Nel catalogo guardiano L’Annunciazione rappresenta una delle opere più note, un momento di snodo stilistico. Da un punto di vista più strettamente religioso è l’episodio principale del progetto divino che introduce alla devozione mariana, i cui protagonisti sono l’arcangelo Gabriele e la Vergine. Nel cassettonato solofrano si incastona come una gemma, la principale opera di tutta la serie dedicata agli angeli. Guarini restituisce un dialogo fitto e serrato dove l’angelo, dalle sembianze di una giovane donna, comunica il messaggio divino ad una Vergine non impaurita ma pudicamente disposta ad accettare il comando. La scena è ambientata nel chiuso di una povera stanza, di cui si intravede nel fondo una porta aperta appena rischiarata da una fioca luce sui battenti. L’artista ribalta il punto di osservazione collocandolo all’interno, dove il pavimento in cotto scandisce Ie profondità dello spazio dando risalto all’arredamento scarno, ridotto all’essenziale con una sedia impagliata e l’inginocchiatoio per la preghiera. Sovrasta in alto la figura dell’Eterno, mentre una girandola di puttini gli fanno festa intorno.

Il Battesimo di Gesù

Il soggetto è uno dei più importanti sotto l’aspetto teologico. Il Battesimo, infatti, è il sacramento che consente il passaggio alla fede cristiana. Guarini ne ha dato una interpretazione che si rivela non proprio al passo con la cultura naturalistica. Egli infatti non si concentra sui personaggi principali come aveva fatto prima di lui Battistello, ma dà ampio spazio all’ambiente ed alla scenografia. In questo modo restituisce il fiume Giordano come un paesaggio acquatico, in verità più un ruscello o un ambiente paludoso, e sulle sponde colloca da un lato una coppia di angeli con gli asciugamani e sull’altro tre giovani uomini dei quali uno si sta spogliando. Sul lato in alto invece un gruppo di puttini svolazzanti creano una giostra aerea. Da un punto di vista cronologico si coglie la decisa lontananza dalle prime opere, anche quelle con aperture paesaggistiche segnalando una realizzazione a ridosso del 1642.

QUINTO REGISTRO

Riposo durante la fuga in Egitto (Bottega di Giovanni Tommaso Guarini)

Il soggetto riguarda un episodio raccontato soprattutto nei Vangeli apocrifi di Giacomo e dello Pseudo Matteo. Vi si narra che la Vergine, dopo tre giorni del lungo e faticoso viaggio affrontato per raggiungere l’Egitto, stanca e sfinita dal calore della traversata del deserto, probabilmente in un’oasi, chiese di potersi riposare all’ombra di un albero di palma. E qui fu ristorata. Esso ha avuto ampia eco in pittura. Il più celebre è il dipinto di Caravaggio della Galleria Pamphilj di Roma. Nel nostro quadro è raffigurato su un lato la Sacra Famiglia all’ombra dell’albero dove si scorge la figura di S.Giuseppe con l’asina accanto, mentre a terra è seduta la Vergine con il Bambino in braccio, ed al suo lato un sacco. Di fronte sono raffigurati tre angeli di cui uno suona un corno per alleviare il riposo. La tela è una delle quattro riconosciute come prodotto di bottega. Essa rivela grossolani rifacimenti, opera forse di pesanti restauri operati nel corso dei secoli.

Annuncio a Giuseppe per la fuga in Egitto

Nel ciclo del cassettonato del transetto Guarini dipinge i due Sogni di Giuseppe. Si tratta del secondo sogno quando l’angelo lo preavvisa di fuggire in Egitto per salvare il Bambino Gesù dalla strage degli innocenti. Il pittore crea un ambiente domestico, molto raccolto ed essenziale, dove lo spazio è appena accennato, privo di una vera e propria dimensione. Egli mette in primo piano la Vergine con il Bambino in braccio, vero e proprio ritratto di una giovane donna con il figlio. In secondo piano, ma a ridosso dei primi, colloca l’angelo vicino al letto dove riposa Giuseppe per comunicargli la necessità della fuga. L’angelo a sua volta, con mezzo tronco del corpo scoperto e nudo, e con la camicia bianca avvolta, è esemplato sulla potente figura dell’Angelo custode di Filippo Vitale nella chiesa Pietà Turchini di Napoli.

Adorazione dei pastori

L’adorazione dei pastori, nonostante i gravi guasti subiti nel tempo rivela ancora brani di estremo interesse e di leggibilità. Fatta eccezione per il volto della Vergine, che è un chiaro rifacimento settecentesco, è abbastanza evidente che si tratti di un’opera autografa del Guarini. Basta vedere i brani di natura morta, come la zampogna, o i tratti dei personaggi come il copricapo della vecchia, per averne una conferma. Il dipinto trova il suo più puntuale riferimento nella tela con omonimo soggetto conservata alla Academia de Bellas Artes de San Fernando a Madrid, considerato opera di Juan Do collaboratore di Ribera a Napoli. Il dipinto solofrano assume pertanto una collocazione cronologica entro il 1637.

SESTO REGISTRO

Presentazione della Vergine al Tempio

Il soggetto raffigurato non contempla la presenza dell’angelo. Esso tratta, invece, di un tema mariano che si intreccia decisamente con quello cristologico, la cui prima menzione si trova nel Protovangelo apocrifo di Giacomo. Qui viene ricordato che Maria, giunta all’età di tre anni, fu affidata ai sacerdoti del tempio. In effetti, le sembianze date dal pittore alla Vergine non sono quelle di una bimba quanto di una giovanetta.
La ricorrenza ha un preciso riferimento nell’anno 543 quando a Gerusalemme fu consacrata la chiesa di Santa Maria Nuova, fatta edificare dall’imperatore Giustiniano I. Il tema mariano si legge in controluce in tutta la storia evangelica di Gesù. Guarini prende spunto da un omonimo dipinto di Massimo Stanzione per la chiesa del Gesù Nuovo a Napoli, dove aveva affrescato un intero ciclo dedicato alla vita di Maria completato nel 1640. Era un tema caro ai Gesuiti che a Napoli per la loro nuova chiesa, il Gesù Nuovo, vollero una rappresentazione vasta e ben evidente. E’ abbastanza probabile che i dipinti solofrani abbiano una datazione agli inizi degli anni Quaranta.

Annuncio a Zaccaria (d. 1637)

Il telone reca sul gradino del pavimento la data 1637, più in basso una seconda data ricorda un successivo restauro (1740). Nei termini del programma teologico viene raffigurato l’episodio dell’annuncio della nascita del Battista, che avviene mentre il sacerdote Zaccaria, suo padre, sta celebrando i riti sacri nel tempio. Il giovane Guarini realizza un dipinto esemplato su un’opera con lo stesso soggetto di Massimo Stanzione, oggi conservata al museo del Prado di Madrid, facente parte di un insieme di sei quadri aventi come soggetto un episodio della vita di San Giovanni. Quattro di questi furono dipinti da Stanzione, uno da Artemisia Gentileschi ed un altro da Paolo Finoglio. Le relazioni fra il dipinto madrileno e quello solofrano determinano un punto fermo ed imprescindibile delle frequentazioni napoletane di Francesco Guarini, indicando che, già agli inizi degli anni trenta, egli frequentava la bottega di Massimo Stanzione.

Liberazione di S. Pietro dal carcere

L’episodio è riferito dagli Atti degli Apostoli (12, 1-19). L’artista nel redigere il quadro si spinge in una interpretazione del tutto nuova del soggetto, senza rinunciare a citazioni autorevoli come l’uomo addormentato con le spalle nude di battistelliana memoria. Guarini va direttamente alla fonte letteraria e rappresenta il momento in cui l’angelo sveglia Pietro. Egli si concentra sul gesto dell’angelo, fortemente affettuoso e denso di calore umano, sovrastando l’anziano apostolo e abbracciandolo con una mano dietro la spalla per sollevarlo e con l’altra gli prende il polso. Sembrano udire le parole: Svelto, alzati. Lo spazio invece è costipato ed angusto, come doveva essere una galera. Anche in questo caso il pittore è fedele al testo e lo rappresenta come Interno di una cella, di cui si vedono sul lato le grate illuminate dalla lampada ad olio. In questo modo dipinge un’opera con la tecnica della pittura alla candela, usata dagli artisti nordici in area romana. Guarini, in realtà, si sperimenta per la prima volta con questa formula. Nel giro di poco, tempo si applica allo studio della medesima situazione ambientale nel ciclo di S. Agata nel quadro raffigurante Agata curata in carcere da S. Pietro, dove l’angelo, memoria di Caravaggio, regge la torcia accesa per aiutare la vista dell’apostolo. È abbastanza palese che la Liberazione di S. Pietro si colleghi all’altro dipinto e rientri nella medesima fase di sperimentazione allo scadere del decennio fra il 1639 ed il 1640, non molto prima trova completamento anche quello san micheliano.

SETTIMO REGISTRO

L’ultimo registro (19, 20, 21) è costituito da tre dipinti della bottega, ossia la Sacra Famiglia servita dagli angeli, la Disputa di Gesù coi dottori, e l’Annuncio della nascita della Vergine ad Anna Gioacchino.

La Sacra Famiglia servita dagli angeli

Il primo dei tre quadri presenta un soggetto che non corrisponde ad un particolare brano di un testo sacro. Esso è ricavato dai vangeli apocrifi che raccontano la Fuga in Egitto ed il soggiorno nella terra dei Faraoni. La Sacra Famiglia seduta a tavola e servita dagli angeli è molto rara da un punto di vista iconografico. Si tratta di una raffigurazione allegorica come prefigurazione eucaristica dell’ultima Cena. Esso è opera di un modesto collaboratore di bottega che cerca di adeguare il linguaggio tardo manierista di Giovan Tommaso a quello ben più moderno introdotto dal più dotato e giovane pittore.

Annuncio della Nascita della Vergine

Giovan Tommaso Guarini è l’autore del secondo dipinto raffigurante l’Annuncio della nascita della Vergine. È un soggetto che viene rifatto da Francesco Guarini nello stesso ciclo del cassettonato.

La disputa di Gesù coi dottori

Anche il soggetto del terzo dipinto, Gesù fra i dottori, viene realizzato due volte. In questo caso è anch’esso opera di un modesto collaboratore di bottega.

Fonte: guida illustrata Collegiata di San Michele Arcangelo

Antonio Braca